L'Arabia Saudita sta collaborando con IBM allo sviluppo di uno dei supercomputer più potenti al mondo, da mettere al servizio sia dell'industria petrolifera sia dei progetti scientifici. La speranza è attrarre cervelli da altre nazioni
Roma - L'Arabia Saudita è senza dubbio più famosa per i suoi giacimenti petroliferi che per l'industria hi-tech, ma i suoi monarchi stanno guardando avanti, investendo sempre più denaro nel settore scientifico e tecnologico. Una visione che presto porterà questo paese a dotarsi di uno dei supercomputer più potenti del pianeta.
Il calcolatore si chiamerà Shaheen, nome arabo del falco pellegrino, e sarà realizzato da IBM in collaborazione con l'università King Abdullah University, che diverrà anche la sede del monster di calcolo. Il supercomputer poggerà sull'infrastruttura tecnologica di Blue Gene/P, e sarà pertanto capace di scalare a potenze di calcolo nell'ordine dei petafLOPS. La prima versione di Shaheen "volerà" tuttavia più basso, superando di poco i 220 teraFLOPS: una velocità che oggi collocherebbe il sistema al quinto posto della classifica stilata da Top500.org.
La prima incarnazione del supercomputer arabo sarà costituita da 16 unità rack per un totale di 65536 core, ma nella stanza che ospiterà Shaheen c'è posto per 500 rack: sebbene difficilmente verrà mai raggiunto questo numero, la King Abdullah University ha in piano di potenziare il supercomputer già nel corso del prossimo anno, portandone eventualmente la capacità di calcolo oltre il petaFLOPS.
Shaheen verrà utilizzato per la ricerca petrolifera, ma la monarchia araba spera che il proprio super calcolatore possa anche fungere da richiamo per scienziati di ogni parte del mondo, Europa inclusa. L'Arabia Saudita culla l'ambizione di divenire un centro mondiale d'eccellenza per la ricerca scientifica, e per raggiungere questa meta ha intenzione di mettere a disposizione dei ricercatori stranieri strumenti e servizi di prim'ordine, a partire da alloggi, mense, sale conferenza, mezzi di trasporto ecc.
Fonte: Punto Informatico
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lunedì 29 settembre 2008
mercoledì 17 settembre 2008
Il MIT europeo apre i battenti

Roma - Gli intenti originali erano ambiziosi, puntavano a dar vita ad un nuovo polo della scienza europea, capace di innovazione e di spinte propulsive, di progetti e realizzazioni di altissimo livello. Invece EIT, acronimo di European Institute of Innovation and Technology, si dovrà accontentare di essere passacarte, coordinatore e propagatore di e tra i centri della ricerca europei, i labs, le università, le aziende private. In EIT si è tenuta nelle scorse ore la cerimonia inaugurale, che avvia formalmente la nuova struttura, celebrata comunque come l'inizio della riscossa per la ricerca continentale.
Invece dei due miliardi di euro di finanziamenti che la Commissione aveva proposto in origine, dopo lunghi mesi di trattative, EIT parte con una dotazione di 308 milioni di euro. Il suo livello di autonomia sarà senza precedenti assicura la Commissione, il che significa che ogni futuro denaro raccolto da EIT sarà dovuto alla capacità del suo management più che alla politica comunitaria. Un aspetto, questo, tutt'altro che secondario, non solo per le tasche dei cittadini europei ma anche e soprattutto per lo stimolo che può rappresentare per il management di EIT e i network di interessi che via via si costituiranno attorno ad esso.
In carico alla Board, dunque, vi sarà non tanto il ruolo di finanziatore di attività ed enti di ricerca quanto invece quello di ponte tra investitori pubblici e privati e scienziati: EIT, pur osteggiato dall'ostilità di chi teme che possa succhiare troppo dalle già scarse risorse per la ricerca europea, avrà il compito di scegliere e selezionare, proporre e propagandare, trasformarsi in un acceleratore della ricerca attraverso un miglior coordinamento e una capacità, che dovrà dimostrare sul campo, nonostante l'esiguità dei fondi, di vedere lontano e puntare le sue poche fiches sul colore vincente.
Al centro dello statuto di EIT c'è naturalmente l'innovazione tecnologica che verrà perseguita non in modo diretto ma attraverso quelle che sono state definite Comunità della Conoscenza e dell'Innovazione, in buona sostanza reti di aziende, centri di ricerca, laboratori privati e universitari, network coordinati verso obiettivi comuni, il cui lavoro potrebbe beneficiare di una ottimizzazione e di una propulsione che EIT potrebbe riuscire ad infondere.
Il condizionale è d'obbligo, vista la difficoltà con cui EIT è nato e le risorse di startup. Eppure potrebbero crescere se l'Institute di Budapest riuscirà a coinvolgere le imprese come spera, non necessariamente solo le più grandi, ma tutte quelle in cui si "cova" innovazione. Le imprese europee - è stato detto alla cerimonia inaugurale - avranno molto da guadagnare nel partecipare nei progetti EIT, nell'infondere non solo denaro ma anche conoscenza: potranno utilizzare i frutti dell'innovazione, potranno muoversi per primi su nuovi mercati e concorrere al meglio con i competitor internazionali, che è poi lo scopo finale dell'intera operazione.
La sensazione che si tratti dell'ennesimo carrozzone succhiadenaro l'hanno avuta in molti ed è anzi questa percezione ciò che per lungo tempo ha rallentato la nascita di EIT, che pure avrebbe potuto beneficiare da una visione più coraggiosa, ma evidentemente troppo complessa per un mondo della ricerca così frastagliato come quello europeo, scosso anche da interessi economici talvolta contrastanti. Ad ogni modo ora la board, la commissione che dovrà guidare lo sviluppo di EIT e delle sue attività, è ufficialmente insediata e l'ottimismo in queste ore è alle stelle: molti esponenti comunitari hanno dichiarato di attendersi molto da EIT. La prima scadenza tra tre anni: entro il 2011 EIT dovrà presentare alle istituzioni comunitarie un progetto settennale che al centro dovrà porre l'accelerazione sul fronte dell'innovazione tecnologica.
Fonte: Punto Informatico
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mercoledì 12 marzo 2008
Yahoo inaugura centro di ricerca in Israele
Yahoo inaugura centro di ricerca in Israele
Il nuovo dipartimento è stato aperto nella città settentrionale di Haifa
(ITnews) - Roma -Yahoo! dimentica le voci circa un passaggio di mano a Microsoft e procede dritto per la sua strada. La società ha inaugurato oggi in Israele, nella città del Nord di Haifa, un laboratorio di ricerca. Responsabile del dipartimento sarà Ronny Lempel, esperto informatico con un passato nei laboratori di Ibm. L'obiettivo del nuovo centro è quello di cercare nuove strade per la semplificazione delle ricerche del web in modo tale da frapporre al rivale Google un'infrastruttura tecnologia fortemente competitiva.
Fonte:http://www.itnews.it/ ITnews
Link diretto: http://www.itnews.it/news/2008/0311192350508/yahoo-inaugura-centro-di-ricerca-in-israele.html
Il nuovo dipartimento è stato aperto nella città settentrionale di Haifa
(ITnews) - Roma -Yahoo! dimentica le voci circa un passaggio di mano a Microsoft e procede dritto per la sua strada. La società ha inaugurato oggi in Israele, nella città del Nord di Haifa, un laboratorio di ricerca. Responsabile del dipartimento sarà Ronny Lempel, esperto informatico con un passato nei laboratori di Ibm. L'obiettivo del nuovo centro è quello di cercare nuove strade per la semplificazione delle ricerche del web in modo tale da frapporre al rivale Google un'infrastruttura tecnologia fortemente competitiva.
Fonte:http://www.itnews.it/ ITnews
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