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martedì 14 febbraio 2012

Allerta Bancoposta. Allerta per i correntisti

Link diretto: ''Allerta Bancoposta. Allerta per i correntisti'' di Giancarlo Marcotti
del: 13-feb-2012 Fonte: Blog di borsaforextradingfinanza


Un madornale errore da parte di BancoPosta nella gestione delle operazioni di aumento di capitale dei titoli azionari, ha causato addebiti ai correntisti, per ritenute fiscali non dovute! Attenzione!!! ATTENZIONE PERCHE' BANCOPOSTA CREDE DI AVER AGITO CORRETTAMENTE!!! Quindi non correggera'...

mercoledì 25 gennaio 2012

The Pirate Bay e gli oggetti da scaricamento

Link diretto: The Pirate Bay e gli oggetti da scaricamento
del: 25-gen-2012 Fonte: Punto Informatico
La Baia e' pronta alla condivisione di oggetti di design per la riproduzione a mezzo stampante 3D. E promette: entro 20 anni gli utenti del torrentismo potranno scaricarsi scarpe e pezzi di ricambio...

lunedì 22 marzo 2010

Windows 64 bit scambiato per un virus

Link diretto: Windows 64 bit scambiato per un virus
del: 22-mar-2010 Fonte: WinTricks.it - News - Web
Un errore nell'aggiornamento dell'antivirus Bitdefender ha bloccato i PC di molti utenti che usano sistemi operativi Microsoft a 64 bit. Bitdefender ha rilasciato una patch.

sabato 16 gennaio 2010

Google bucata via Internet Explorer

Link diretto: Google bucata via Internet Explorer
del: 15-gen-2010 Fonte: Punto Informatico
Microsoft ha fatto sapere che i recenti attacchi di provenienza cinese rivolti contro Google e altre aziende avrebbero sfruttato una falla zero-day di IE. BigM ha anche dichiarato che intende restare sul mercato cinese...

venerdì 4 dicembre 2009

Occhio al vaccino hackerato

Link diretto: Occhio al vaccino hackerato
del: 3-dic-2009 Fonte: WinTricks.it - News - Web
Alcuni hacker stanno diffondendo un nuovo virus informatico utilizzando spam che invitano gli utenti a visitare un sito dove viene offerto il vaccino contro un altro virus, quello dell'influenza H1N1...

mercoledì 25 novembre 2009

La Germania vieta Google Analytics

Link diretto: La Germania vieta Google Analytics
del: 25-nov-2009 Fonte: WinTricks.it - News - Web
In Germania e' in atto in questi giorni una vera e propria offensiva contro Google Analytics, per infrazione alle regole della privacy.

mercoledì 18 febbraio 2009

Mitnick: come ti cracko l'email di Obama

Roma - Proprio quando sull'affaire del Blackberry del presidente Barack Obama sembrava calato il sipario con tanto di lieto fine, sulla vicenda si aprono nuove ipotesi che destano preoccupazione: a lanciare l'allarme è Kevin Mitnick, forse il cracker più famoso al mondo, secondo il quale a nulla servirebbero le protezioni aggiuntive imposte dalla NSA sul dispositivo. Con un po' di pazienza, violare l'account del leader statunitense è cosa fattibile.

Mitnick, ormai nella condizione di pentito informatico dopo aver passato alcuni anni in carcere, si spinge ad ipotizzare un piano che se attuato potrebbe anche rivelarsi efficace. Secondo l'hacker, piuttosto che tentare di colpire il dispositivo del presidente, l'azione dovrebbe concentrarsi sulla cerchia dei suoi collaboratori. In particolare, i malintenzionati potrebbero colpire in primis i computer situati nelle abitazioni dello staff di Obama, meno protetti dal rigido protocollo presidenziale. Il primo obiettivo è senz'altro quello di ottenere l'account email utilizzato da Obama sul fido Blackberry.

Una volta ottenuta l'email personale del presidente, verrebbe recapitato al suo indirizzo un messaggio in cui, come nel più classico dei casi, gli si chiede di cliccare su un link che porta ad un sito infarcito in precedenza di codice malevolo che andrà a finire sul terminale. "Si tratta di un processo lungo, ma non è nulla di impossibile" ha dichiarato Mitnick. "Per fare qualcosa del genere bisogna essere parecchio esperti, ma in giro ce n'è tanta di gente in grado di compiere questo tipo di missione". La voce di Mitnick si aggiunge a quelle del coro di esperti di sicurezza che ribadiscono quanto nulla possa essere sicuro al cento per cento.

La possibilità di un attacco, anche in via teorica, è vista dagli ambienti dell'intelligence statunitense e dagli esperti come una vera e propria minaccia a livello nazionale: "È fuori da ogni dubbio che vi siano hacker particolarmente interessati a fare irruzione nel dispositivo mobile del Presidente" dichiara Bill Brenner, redattore del Chief Security Officer Magazine: "Se qualcuno vi riuscisse, ciò che ne verrebbe fuori per molti sarebbe paragonabile alla scoperta del Graal".

Nonostante non sia stato registrato ancora nulla di concreto, le dichiarazioni di Mitnick sembrano dare ragione ai molteplici personaggi che in periodo di campagna elettorale hanno auspicato l'abbandono del Blackberry da parte di Obama qualora fosse divenuto Presidente. Alla fine l'ha spuntata Obama, riuscendo a tenere con sè lo smartphone e, forse, anche il Sectera Edge consigliato dall'NSA, in quanto apparentemente sicuro da ogni punto di vista.

Proprio intorno al Sectera Edge si è venuto a creare un piccolo giallo: nonostante i rumour che vogliono il dispositivo come complemento della dotazione tecnologica presidenziale, da utilizzare per le questioni istituzionali, non è dato sapere con certezza se Barack utilizzi o meno il dispositivo o se quest'ultimo abbia rimpiazzato il dispositivo di RIM. "Nessuno ha stabilito con assoluta certezza quale dispositivo stia attualmente usando" ha dichiarato Randy Sabett, ex dipendente della National Security Agency: "Da ciò emerge un'importante sottigliezza: meno informazioni si danno, meglio è".

Scritto da: Vincenzo Gentile

Fonte: Punto Informatico

Link Diretto: http://punto-informatico.it/2553848/PI/News/mitnick-come-ti-cracko-email-obama.aspx

sabato 31 gennaio 2009

Volvo non frena sulla sicurezza


Un nuovo dispositivo ideato dalla casa automobilistica nordeuropea permette di ridurre le collisioni, anche a velocità minima

Roma - A discapito della crescente crisi economica che imbavaglia diversi paesi e diverse realtà in vari continenti, non rallenta il settore di ricerca volto a creare un nuovo e più sicuro modo di guidare. È in questo clima che Volvo mostra il suo ultimo ritrovato in materia, un dispositivo elettronico in grado di prevenire le collisioni agendo in maniera automatica sul pedale del freno.

Il sistema è stato battezzato col nome di City Safety e sarà installato sulla nuova XC60, SUV in miniatura prossimo al commercio che la casa produttrice acclama come "l'auto più sicura al mondo". Il dispositivo di sicurezza, montato sul parabrezza utilizza un raggio a infrarossi che viene proiettato in avanti per circa 5 metri e mezzo. Il resto del lavoro lo fa il computer di bordo il quale, in presenza di un altro veicolo, legge il segnale riflesso dalla carrozzeria o sulla targa ed attiva in maniera automatica il pedale del freno.

Il livello della frenata è stabilito a seconda della vicinanza e dell'andatura del veicolo che precede: appena questo viene individuato dal sistema, il computer di bordo inizia ad agire sui freni, mentre in caso di contatto imminente, blocca del tutto ed in maniera brusca l'auto, lasciando comunque all'utente il tempo di sterzare. Una scelta forzata, quest'ultima, ma quanto mai necessaria: secondo gli sviluppatori del progetto un sistema meno invasivo sarebbe stato forse scavalcato in maniera sin troppo facile dai guidatori.

In tutto questo l'utente non deve pensare che a guidare: il sistema fa tutto da solo, notificando le proprie azioni in tempo reale per mezzo di avvisi che appaiono sul display dell'auto. City Safety entra in azione anche se il veicolo procede ad una velocità minima: è sufficiente che l'auto si muova a 15km/h per far attivare il tutto. La parte più difficile, secondo Thomas Broberg, uno degli ingegneri a capo del progetto è stata non quella di far fermare l'auto, bensì quella di farla fermare solo quando necessario.

Per quanto sia innovativo, il sistema di Volvo sembra non mettere d'accordo proprio tutti: sino ad ora gli ideatori non hanno ben specificato come il sistema reagisce al fondo stradale reso scivoloso da acqua o ghiaccio o come si comporta in presenza di ingombri privi di una superficie riflettente. La speranza della casa automobilistica è quella di riuscire a dimezzare in maniera decisa soprattutto le collisioni a bassa velocità.

Inoltre un dispositivo simile potrebbe rivelarsi anche utile a livello economico: secondo le fonti citate dalla casa automobilistica, alcune compagnie di assicurazioni europee avrebbero manifestato l'intenzione di ridurre i premi assicurativi per i guidatori le cui auto saranno dotate di tali tecnologie. Strumenti che sono diventati sempre più numerosi e che sono destinati a comparire non solo sui modelli più costosi, ma anche su macchine di fascia inferiore.



martedì 2 dicembre 2008

Nell'internet banking boom del virus-truffa


Copia i codici e li passa ai ladri. Nel 2008 prelevato dai conti circa un milione di euro di FABIO TONACCI

ROMA - Il bottino nel 2008 sarà di 3 milioni di euro. La grande rapina in banca nel ventunesimo secolo si fa in rete, senza pistole, rubando dai 12 milioni di conti correnti che in Italia sono abilitati a operare via internet. Il grimaldello moderno non è un piede di porco, ma si chiama Mebroot, il più avanzato virus di ultima generazione, capace di rubare i codici di accesso e le password dei clienti.

L'home banking, che da alcuni anni ci permette di pagare le bollette o fare bonifici da casa, è diventato l'obiettivo principale dei banditi della rete. Dall'inizio dell'anno, secondo i dati della Polizia postale, sono stati rubati più di 900 mila euro a 1.600 italiani che hanno sporto denuncia. Una cifra però sottostimata perché non include tutti i casi non denunciati, quelli in cui i soldi sono stati rimborsati immediatamente dalle banche per evitare danni di immagine, con i quali si arriva ai 3 milioni.
"Il fenomeno è preoccupante e in crescita - dice Domenico Vulpiani, direttore generale della Polizia postale - gli attacchi all'home banking provengono da hacker che vivono nell'est Europa, in Romania e in Russia. Non sono criminali generici, ma professionisti che non trovando lavoro si riciclano come truffatori. Quest'anno abbiamo arrestato in Italia otto pirati informatici, tutti di nazionalità romena". Geni del computer ma disperati che però sono riusciti a creare Mebroot, l'incubo dei produttori di antivirus. Mebroot è un trojan banking, un software malefico che ruba le password e le invia ai truffatori. Infesta internet da un anno e mezzo.

"È un software raffinatissimo - spiega Sergio Russo, vice questore aggiunto del Compartimento di PolPostale a Bologna, il punto di riferimento italiano per la lotta alle frodi telematiche - si installa su una parte hardware e si autocarica ogni volta che si accende il computer". Per questo risulta invisibile a 24 dei 35 antivirus più diffusi. "Non solo - aggiunge - La novità è che, sfruttando la vulnerabilità dei browser più usati come Explorer o Mozilla, sono riusciti a infettare pagine web insospettabili, come siti di informazione o di cantanti famosi". Quindi a rischio ci sono potenzialmente tutti gli utenti, non solo chi naviga regolarmente in siti poco raccomandabili, ad esempio quelli di pornografia.

Il funzionamento è tanto semplice quanto disarmante. Al momento dell'accesso al conto online da un computer infetto, Mebroot spedisce ciò che viene digitato, quindi il nome utente e le password, a server esteri, creati apposta dai truffatori e che vengono chiusi dopo poche ore. Una volta in possesso di questi dati, gli hacker fanno un bonifico di alcune migliaia di euro sul conto corrente di una terza persona, in Italia, che trasferirà la somma all'estero con i servizi di money transfert quali Western Union. Sono i cosiddetti "soldatini", reclutati in cambio di una piccola commissione con annunci del tipo "vuoi guadagnare 500 euro stando a casa?". Nel 2008 sono stati denunciati 370 "soldatini", quasi sempre ignari di partecipare a una truffa.

C'è un solo modo che attualmente garantisce al cento per cento il correntista dai furti online, ed è l'utilizzo della chiavetta elettronica personalizzata, che genera una password monouso ogni 32 secondi. Attualmente, secondo l'Associazione Bancaria Italiana, il 30 per cento degli istituti di credito non ha fornito ai clienti questo dispositivo. "Le grandi banche hanno tutte preso le contromisure adatte - spiega Romano Stasi, responsabile della sicurezza di Abi Lab - rimangono fuori dei piccoli e medi istituti che si stanno attrezzando ma che sono un po' in ritardo. Sono loro adesso gli obiettivi degli hacker".
Sulla possibilità di rimborso, però, c'è ancora tanto da fare: "Si valuta caso per caso - dice Stasi - tendiamo a rimborsare solo se vediamo che il cliente ha preso tutte le precauzioni e ha il sistema di sicurezza del suo pc aggiornato".

lunedì 24 novembre 2008

Nel cuore di Vista c'è un bug che inquieta

Roma - Nel cuore di Windows Vista si annida una vulnerabilità di sicurezza potenzialmente pericolosa. Ad annunciarne la scoperta è stato un gruppo di ricercatori della società di sicurezza austriaca Phion che, in questo advisory, ha pubblicato i dettagli della debolezza e del codice proof-of-concept.

Il bug, di tipo buffer overflow, è contenuto nello stack TCP/IP di Vista e, in particolare, nel componente Microsoft Device IO Control. Può essere innescato inviando speciali richieste all'API iphlpapi.dll che portano alla corruzione della memoria del kernel e generano un errore di sistema irreversibile (con la famosa schermata blu).

Thomas Unterleitner, uno degli scopritori della falla, ha spiegato che questa può essere sfruttata per celare rootkit e lanciare attacchi di denial of service. Ma la vera minaccia, secondo il ricercatore, è rappresentata dalla possibilità che qualcuno scopra come sfruttare il bug per eseguire del codice a distanza: un metodo, attualmente in corso di verifica, potrebbe essere dato dall'invio di pacchetti DHCP malformati verso un sistema vulnerabile.

Unterleitner precisa che gli exploit dimostrativi messi a punto con i suoi colleghi possono essere eseguiti solo da un utente locale che faccia parte del gruppo Administrators o Network Configuration Operators. Informata della vulnerabilità il 20 ottobre, Microsoft avrebbe programmato l'inclusione della patch in un futuro service pack di Vista: se in questo arco di tempo dovessero emergere exploit capaci di funzionare anche senza l'utilizzo di account con privilegi elevati, è assai probabile che BigM pubblicherebbe la patch in uno dei suoi tradizionali bollettini mensili di sicurezza

La presenza della falla è stata verificata in Windows Vista Ultimate SP1 ed Enterprise SP1, sia nelle versioni a 32 che a 64 bit. Il problema, secondo gli esperti di sicurezza austriaci, dovrebbe interessare anche tutte le altre edizioni di Vista.

Fonte: Punto Informatico

Link Diretto: http://punto-informatico.it/2484142/PI/News/nel-cuore-vista-un-bug-che-inquieta.aspx

giovedì 13 novembre 2008

Hard disk mobili, cifrato è fashion

Roma - Con il fiato dei dischi a stato solido ormai sul collo, gli hard disk tradizionali stanno evolvendo in modo più rapido rispetto al passato, migliorando costantemente sia in termini di capienza che di performance, consumi e rumorosità. Ciò è ancor più vero nel comparto mobile, dove l'ultima novità riguarda l'integrazione di motori di cifratura e altri meccanismi di sicurezza: un valore aggiunto con cui i produttori di hard disk sperano di prolungare ulteriormente la longevità di dischi magnetici.

Nell'ultima settimana tre fra i maggiori produttori di HDD da 2,5 pollici, Seagate, Hitachi e Fujitsu, hanno annunciato dischi SATA II con funzionalità crittografiche integrate. Dei modelli di Seagate si è accennato ad inizio settimana, riportando che Dell intende utilizzare tali drive all'interno di alcuni suoi notebook di fascia alta.

I nuovi drive lanciati da Seagate fanno parte delle famiglie Momentus 5400 FDE.3 e 7200 FDE, dove FDE sta per Full Data Encryption e ".3" per terza generazione. Le due serie si differenziano tra loro per la velocità di rotazione, rispettivamente di 5400 e 7200 RPM, mentre hanno in comune la capacità massima - attualmente di 320 GB, ma che entro fine anno raggiungerà i 500 GB - e la dimensione della cache, pari a 8 o 16 MB.

Per quanto riguarda i consumi, i modelli meno veloci assorbono 1,6 watt in lettura e 1,9 watt in scrittura, quelli più performanti 2,3 watt sia in lettura che in scrittura. Il motore di cifratura utilizzato dal produttore americano si basa sull'algoritmo AES a 256 bit, e può essere gestito anche da Windows attraverso un software di McAfee fornito in bundle.Hitachi ha invece svelato il Travelstar 5K500.B, con capacità fino a mezzo terabyte, 5400 RPM, 8 MB di cache e cifratura Bulk Data Encryption con algoritmo AES a 128 bit. Il produttore afferma che i suoi nuovi dischi sono conformi alle specifiche del Trusted Computing Group (TCG) e che consumano 1,4 watt in lettura/scrittura.

Il Travelstar 5K500.B sarà commercializzato il prossimo mese.

I due hard disk mobili di Fujitsu, l'MJA2 BH e l'MJA2 CH, hanno entrambi una capacità massima di mezzo terabyte e stesse caratteristiche tecniche: 8 MB di cache, 5400 RPM e un consumo di 1,4 watt in lettura/scrittura (che secondo il produttore giapponese è del 33% inferiore a quello dei modelli precedenti). A differenziarli è il motore di cifratura, presente solo nella serie CH e basato sull'algoritmo AES a 256 bit.

Tutti e tre i produttori affermano che i propri drive sono in grado di cifrare l'intero contenuto del disco indipendentemente dal sistema operativo (è sufficiente attivare la funzione via BIOS) e senza pesare sulla CPU: tutte le elaborazioni relative alla codifica e decodifica in tempo reale dei dati, infatti, vengono eseguite da un chip integrato nell'HDD. L'altro vantaggio citato dai produttori è la possibilità di rendere illeggibile il disco semplicemente cancellandone la chiave crittografica: un'operazione che richiede non più di uno o due secondi, contro le decine di minuti generalmente necessarie per la cancellazione sicura dei dati (wipe).

Fonte: Punto Informatico

Link Diretto: http://punto-informatico.it/2473565/PI/News/hard-disk-mobili-cifrato-fashion.aspx

domenica 12 ottobre 2008

I piu' comuni errori che portano alla perdita ed al furto dei dati


Uno studio globale esamina i rischi comportamentali in base al paese e alla cultura – dall’accesso non autorizzato a strutture e reti alla perdita intenzionale di informazioni aziendali

(ITnews) - Roma - Cisco ha annunciato i risultati di un nuovo studio condotto a livello mondiale e incentrato sulla sicurezza che evidenzia numerose attività pericolose compiute dai dipendenti in grado di minare la sicurezza di un’azienda con la conseguente perdita di informazioni (Data Leakage). Lo studio identifica i più comuni errori commessi dal personale aziendale di tutto il mondo e causa diretta della perdita di dati ed è stata condotta con interviste effettuate a oltre 2.000 impiegati e professionisti di 10 paesi e operanti nell’information technology.

I risultati di tale ricerca mostrano che le azioni pericolose intraprese dai dipendenti possono variare a seconda del paese di appartenenza e della cultura, e offrono alle aziende la possibilità di creare piani specifici per la gestione del rischio per prevenire localmente possibili incidenti. Lo studio, condotto da InsightExpress, è stato commissionato da Cisco con lo scopo di esaminare le implicazioni aziendali legate alla sicurezza e al data leakage (www.cisco.com/go/dlp) in un momento in cui lo stile di vita dei dipendenti e lo spazio di lavoro stanno cambiando radicalmente.

Poiché il concetto di ufficio centrale sta evolvendo verso un modello aziendale distribuito e dipendenti remoti, la linea di demarcazione tra la vita lavorativa e quella personale si fa sempre più sottile. Il coincidere tra vita lavorativa e personale dipende in gran parte dalla proliferazione di dispositivi e applicazioni per la collaborazione utilizzati per entrambi gli aspetti, inclusi telefoni cellulari, computer portatili, applicazioni Web 2.0, supporti video e strumenti sociali.

Questo ambiente lavorativo in continua evoluzione è stato lo scenario di fondo della ricerca che include interviste a 1.000 dipendenti e 1.000 professionisti IT appartenenti a diversi mercati e ad aziende di dimensioni differenti: Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Germania, Italia, Giappone, Cina, India, Australia e Brasile. Questi paesi sono stati scelti in quanto rappresentano un’insieme di culture e ambienti sociali diversi, economie emergenti e avviate dipendenti dalla rete e differenti livelli di adozione di Internet.

Fonte: ITnews

Link Diretto: http://www.itnews.it/news/2008/1010191815630/i-piu-comuni-errori-che-portano-alla-perdita-ed-al-furto-dei-dati.html
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